Il dilemma Eurobonds di Berlino

Berlino. Al vertice di Parigi di oggi tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy non si parlerà di Eurobond, lasciano trapelare le fonti ufficiali. E invece la questione Eurobond, che tanto infiamma il dibattito politico in Germania in questo momento, entrerà a gamba tesa nel vertice franco-tedesco e probabilmente sarà il tema centrale di cui discuteranno i due capi di governo.

La Germania, schierata insieme a Olanda e Finlandia per un no deciso ai titoli di stato europei, è talmente sotto pressione che persino la coalizione di governo traballa. Mentre Sarcozy, sino a ieri contrario agli Eurobond, oggi è diventato possibilista per la paura di un downgrade delle agenzie di rating e di un attacco speculativo contro la Francia, la Merkel ripete il suo no deciso sostenuta dall’alleato di governo, i liberali della FDP.

Nel caso in cui la CDU, il partito della Merkel, dovesse cedere alle sirene che chiedono i titoli europei, si “andrebbe alla rottura del patto di colazione” e dunque sarebbe la fine del governo. Ancora ieri, Philipp Roesler, presidente della FPD, ministro dell’economia e vice-cancelliere, dichiarava: “con noi gli Eurobonds non si faranno. Non è accettabile che la Germania e i cittadini tedeschi paghino per chi non ha fatto i compiti e non è stato in grado di tenere sotto controllo il bilancio della stato”.

In casa cristiano-democratica, nonostante il no netto ripetuto a più riprese dalla Merkel e da altri esponenti della CDU, cominciano a notarsi le prime crepe e a far capolino i possibilisti. Nessuno nel governo vuole “pagare i debiti altrui all’infinito, soprattutto quando si è vissuto al di sopra delle proprie possibilità” è il refrain che ricorre più spesso nei palazzi della Cancelleria e nei vertici di coalizione. E tuttavia a Berlino si fa strada l’ipotesi che forse non ci sono alternative agli Eurobonds se si vuole salvare l’Unione europea e l’euro, anche se il prezzo per la Germania sarebbe piuttosto alto. Gli Eurobonds renderebbero più difficili, se non impossibili, gli attacchi speculativi contro alcuni stati europei, gli interessi fossero identici in tutta l’Eurozona al prezzo però, afferma il ministro Roesler in una intervista al quotidiano di Monaco Sueddeutsche Zeitung, “ di interessi maggiori per i cittadini tedeschi e di minare gli incentivi per una solida politica economica e di bilancio degli stati membri”.

Come è noto gli interessi pagati attualmente dall’Italia per i titoli di stato sono del 5%, quelli irlandesi addirittura del 10%, quelli per i Bund tedeschi del 2,5%. I titoli europei potrebbero avere un tasso del 5% costringendo Berlino a spese più elevate per finanziare le casse dello stato.

Sono in tanti a chiedersi quanto tempo ancora resisterà la Merkel prima dell’ennesima giravolta, rimangiandosi il suo “glasklar nein” (no trasparente) agli Eurobonds rischiando addirittura la crisi di governo.

La pressione degli altri governi europei, il sì agli Eurobond di Jean-Claude Juncker e di José Manuel Barroso, i suggerimenti di numerosi analisti, come George Soros, la consapevolezza che gli interventi messi in campo sino a questo momento sono riusciti a tamponare le falle, ma potrebbero non bastare a evitare che la nave affondi, segnano la misura esatta delle paure di Berlino e della Merkel.

In primo luogo quella di passare alla storia come la cancelliera che ha affondato l’euro e forse la stessa Unione europea.

La parola d’ordine del governo tedesco per ora continua a essere: “politiche di bilancio rigorose e abbattimento del deficit” per i paesi non virtuosi ma –come scrive lo Spiegel online- dietro le quinte ci si prepara agli Eurobond non senza aver piantato una serie di paletti.

È il ministro delle finanze Schaeuble a far sapere quali sono i confini per l’accettazione degli Eurobond da parte della Germania: “no sino a quando i singoli stati gestiscono una loro politica di bilancio”.

In altre parole, Berlino accetterebbe gli Eurobonds solo se la politica di bilancio fosse integrata e in mano ad ministro del bilancio unico per tutti i paesi dell’Unione europea. Un passaggio non secondario verso una maggiore integrazione politica dei paesi membri. Bisognerà vedere sino a che punto si spingeranno i singoli stati, chi mostrerà coraggio e lungimiranza, rinunciando a parti di sovranità a favore di un’autorità sovraordinata come un ministro delle finanze europeo.

Advertisements
This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s