Die Linke approva il suo primo programma politico

È stato un parto travagliato il primo programma politico della Die Linke approvato un mese fa dal partito riunito in congresso a Erfurt in Turingia.

A quattro anni dalla sua fondazione e dopo tre giorni di dibattito, il 97 per cento dei delegati del partito nato a Berlino il 16 giugno 2007 dalla fusione di PDS, l’ex SED dell’est, e della formazione dell’ovest WASG, formata da funzionari del sindacato, intellettuali di sinistra, da elettori di area SPD e di area cattolica, ha detto sì a grande maggioranza al programma politico.

Lacerato dalle polemiche relative all’opaca guida del partito da parte dei due leader Gesine Loetzsch e Klaus Ernst, scosso dalle sconfitte elettorali di quest’anno e dagli interminabili litigi tra i dirigenti di primo piano e tra le correnti interne, in particolare tra i “realisti”, per lo più funzionari e deputati dei nuovi Laender, cioè i Laender dell’ex Germania dell’est, pragmatici, socialdemocratici anche se critici con l’SPD, possibilisti sulla partecipazione al governo del paese e nei governi regionali, e i “fundis”, l’ala sinistra del partito schierata sul superamento del sistema capitalista, sullo scioglimento della NATO, su un netto no alla partecipazione della Germania a missioni militari e su un chiaro diniego ad alleanze di governo, Die Linke è riuscito a Erfurt a mettere per un momento da parte le divisioni interne.

Il programma, frutto di un compromesso tra le due ali del partito, accoglie tuttavia alcune delle posizioni centrali dell’ala sinistra: superamento del capitalismo per creare un nuovo sistema sociale ed economico fondato sul socialismo democratico, scioglimento della NATO, statalizzazione delle banche e fine delle missioni all’estero delle forze armate tedesche.

Poco prima della votazione c’era stato un duro dibattito su un punto controverso del programma, oggetto di numerose critiche nei media: la decriminalizzazione del consumo delle droghe, comprese dunque eroina e cocaina, e nel lungo periodo la loro legalizzazione. Il testo è stato modificato nel senso che la somministrazione controllata di droghe potrà essere legalizzata. Questo significa, ha sottolineato Klaus Ernst, “l’organizzazione di aiuti e una somministrazione legale e controllata di droghe per chi è dipendente e la loro decriminalizzazione”.

Tutti soddisfatti nel partito perché, anche grazie a un accorato intervento del capogruppo in Parlamento Gregor Gysi, il quale aveva ammonito il partito a “porre fine al dibattitto sulla leadership” non c’è stato il tanto temuto scontro sulla co-gestione Ernst-Loetzsch.

Dibattito comunque rinviato solo di alcuni mesi. Ernst e Loetzsch hanno infatti le valigie già pronte e le speculazioni su un eventuale ritorno di Oskar Lafontaine alla guida del partito si fanno sempre più insistenti. Tanto più ora che “Oscar il rosso” ha annunciato di avere una relazione con Sarah Wagenknecht, la leader della piattaforma comunista che da tempo godeva delle simpatie politiche Lafontaine. La bella e intelligente Sarah Wagenknecht, molto richiesta nei talk-show televisivi, è riuscita a guadagnarsi rispetto sia nel partito sia nel panorama politico tedesco. Non è esclusa una sua candidatura a segretaria del partito in contrapposizione a quella della Loetzsch che ha già reso noto di volersi ricandidare.

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