Aspettando godot

Quello dei mercati, alla vigilia dell’ennesimo vertice tra capi di stato e di governo dei 27 Paesi dell’Unione europea a Bruxelles oggi e domani. Un vertice all’insegna del nervosismo, di polemiche e di resistenze contro le posizioni della Merkel e di Sarkozy.

L’attesa è grande, ma il coupe de théâtre, quello capace di far ripartire l’economia europea creando crescita, probabilmente non ci sarà. Merkel e Sarkozy vogliono la riduzione dei debiti sovrani. La ricetta è nota. La cancelliera tedesca e il presidente francese puntano su una “modifica forzata” del Trattato europeo per introdurre una disciplina di riduzione dei debiti, con sanzioni automatiche non ancora definite, e per obbligare i paesi dell’Unione europea a gestire la spesa pubblica in modo virtuoso.

Schluss mit dolce vita, cioè mettere fine alle tendenze di alcuni stati, in particolare quelli dell’area mediterranea, di “vivere al di sopra delle proprie possibilità”. Come dare torto alla Merkel almeno da questo punto di vista. Sotto pressione da parte di un’opinione pubblica apparentemente disamorata della moneta unica europea e sotto forte pressione politica, perché la Germania dovrebbe pagare il debito di stati spendaccioni, dove spesso regna sovrana la corruzione e l’evasione fiscale e dove i governi sembrano incapaci di adottare riforme strutturali in grado di modernizzare i paesi, renderli competitivi e all’avanguardia nella ricerca, innovazione e qualità della spesa? Perché la Germania dovrebbe continuare a pompare miliardi di euro nelle casse dei fondi salva-stati se i governi non si mettono nelle condizioni di curare le proprie malattie?

Finanziare i fondi salva-stati senza porre limiti chiari alla spesa dei singoli paesi, senza regole definite e meccanismi sanzionatori, sostiene la Merkel, non farebbe altro che alimentare una spirale all’infinito e non porterebbe a quella virtuosità richiesta da più parti nella gestione dei debiti sovrani.

Qualcuno potrebbe far notare che la Germania approfitta dell’euro. Questo non è tuttavia un buon motivo per tirarla per la giacca e renderla responsabile dei mali altrui, siano essi endogeni o causati dalla crisi mondiale. E non è nemmeno accettabile l’accostamento, che talvolta viene fatto in alcuni paesi, tra la Merkel e Hitler. In questi casi si oltrepassa il limite di qualsiasi decenza.

La ricetta Mercozy, così è definita la coppia Merkel-Sarkozy, pone due grandi problemi: uno giuridico e di democrazia e l’altro economico perché genera recessione.

La proposta di aggirare il Trattato europeo per evitare il coinvolgimento dei Parlamenti, “discussioni infinite”, ratifiche governative, eventuali referendum popolari, saltando cioè processi decisionali che potrebbero richiedere tempi molto lunghi, è piuttosto azzardata.

E se alcuni dei 27 paesi dell’Unione europea non fossero d’accordo? I segnali, stando alle dichiarazioni pre vertice di taluni leader, ci sono tutti. Allora potrebbero aprirsi le porte per un’Europa divisa in aree, ad esempio quella dei cosiddetti paesi “virtuosi” dell’area euro, o addirittura inasprirsi talmente i contrasti tanto da sfociare veramente nel crollo dell’euro, nella spaccatura di eurolandia e nella fine dello european dream.

La exit strategy pensata dalle teste d’uovo di Merkel e Sarkozy porta in sé un grande limite economico, attualmente il più importante: è una strategia recessiva.

Il taglio della spesa e l’aumento dell’imposizione fiscale alimenteranno la recessione.

Stretto controllo delle politiche di spesa dei paesi UE, drastico controllo dai debiti e sanzioni automatiche, fondo salva stati Esm anticipato al 2012, una strategia che non convince molti e che ha creato non pochi mal di pancia in alcuni membri dell’Unione europea, a cominciare dal Regno Unito di David Cameron non disposto a rinunciare a quote di sovranità nazionale perché anche lui sotto pressione politica da parte dei suoi Tories. Cameron ha già fatto sapere che non firmerà alcuna modifica del Trattato che non contenesse una clausola a difesa degli interessi britannici e in particolare del sistema finanziario.

La Merkel a Bruxelles dovrà fare i conti con le resistenze di Cameron, ma anche con quelle di Jean-Claude Junker, presidente dell’Eurogruppo, José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, e Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo. In un documento diffuso mercoledì dal trio, e pensato come base di discussione per il vertice di oggi e domani, sono riapparsi gli eurobond – tanto invisi al governo tedesco –  e l’idea che il fondo salva-stati Esm ottenga lo status di banca. Status che darebbe al fondo Esm la possibilità di chiedere crediti alla Banca centrale europea. La decisione se il fondo Esm, dotato di licenza bancaria, potrà chiedere e concedere prestiti deve essere presa oggi ha dichiarato Junker in un’intervista al quotidiano di Monaco di Baviera Süddeutsche Zeitung.

Il documento di Van Rompuy, Barroso e Junker ha creato grande irritazione a Berlino. In ambienti governativi è stato giudicato come un affronto alla Merkel, ormai quasi certa che gli eurobond e lo status di banca per il fondo Esm fossero stati rimossi come base di trattativa al vertice.

Vertice che si apre stasera, ma non sotto una buona stella.

di Massimo Demontis

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