Tra Silicon Valley, start up e disoccupati

Si fa un gran parlare delle Silicon Valley sparse per il pianeta, compresa quella di Berlino. I giornali ci raccontano delle magnifiche sorti e progressive di start up dal business model a volte precario altre invece avventuristico. Sempre avveniristico. E ci raccontano di giovani e meno giovani nerds e capitani d’azienda dell’era elettronica con il fiuto costantemente in agguato alla ricerca di nuovi trend e nuove idee, tanto da proporti persino la carta igienica high-tech allo champagne reale Pol Roger pur di essere parte del nuovo hype internettiano. Che per alcuni finirà in bolla speculativa. Ma, per carità, lungi da me il voler criticare a priori volontà esplorative e voglia di fare, creare, gestire, innovare, essere indipendenti e, perché no, comandare. Anche creare nuovi posti di lavoro, per la gioia di tutti noi e delle statistiche sui livelli di disoccupazione. Così sono contenti anche il governo e l’Agenzia per il lavoro. Salvo poi scoprire che quei posti di lavoro, che comunque -attenzione – danno l’opportunità di rientrare nel mercato del lavoro dopo anni di disoccupazione e guadagnarsi il pane uscendo dalla spirale distruttiva del dolce far nulla, come dicono i paladini del “purché sia un lavoro, non importa come, quanto pagato, con quali diritti”, sono precari, con pochi e “ristretti” diritti e con retribuzioni da capogiro. Verso il basso, naturalmente.

Ma si sà, è stato scritto – anche a sinistra, i disoccupati sono fannulloni per antonomasia. Non hanno voglia di lavorare perché possono crogiolarsi sul fantastico sussidio di disoccupazione e/o assistenza sociale e godersi la Deutsche Vita riempiendo i bar e i caffè, in particolare della capitale tedesca. Ci viene da chiederci: anche i ristoranti? Così siamo più vicini al livello opinionistico dell’Unto del Signore. Ah dimenticavo, Berlino ha 60 miliardi di debiti. Una cifra colossale. Altre che manovra “lacrime e sangue” per sanare un tale buco nero. Non è comunque un buon motivo per cui i disoccupati debbano rinchiudersi in casa e non dare la loro “spinta propulsiva” e congiunturale alla domanda e spesa interna.

di Massimo Demontis

Advertisements
This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s