Germania: l’importanza delle amicizie per trovare un impiego. Un Paese di raccomandati?

In Germania molti posti di lavoro sono occupati tramite contatti e conoscenze personali. Addirittura il 25 per cento di tutti i posti di lavoro disponibili nel 2010 sono stati assegnati tramite la cosiddetta “Vitamina B”, come è chiamata in Germania quella che da noi si chiama raccomandazione. Con le dovute differenze.

È questo il risultato di un sondaggio rappresentativo condotto dall’Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB), Istituto di ricerca sul mercato del lavoro e sulle professioni, di Norimberga, che ha intervistato 15.000 aziende.

Un altro 25 per cento circa degli impieghi offerti nel mercato del lavoro sono coperti tramite annunci pubblicati in giornali e periodici. Uno su sette con un passaggio per l’Agenzia del lavoro (Arbeitsagentur) e sempre uno su sette tramite annunci in motori di ricerca specializzati.

Secondo lo studio dell’IBA, ripreso oggi dallo Spiegel online, le agenzie private di collocamento e gli annunci pubblicati da chi cerca lavoro svolgono un ruolo prettamente secondario.

Il dato forse più interessante del sondaggio è quello che riguarda le agenzie interinali. Un dato “particolarmente deludente”, scrive lo Spiegel online, soprattutto per le tanto decantate virtù taumaturgiche di queste agenzie che sbandierano costantemente ai quattro venti i loro presunti successi di ri-collocazione nel mercato del lavoro. Con l’aggravante che un impiego trovato tramite un’agenzia interinale solo raramente si trasforma in impiego a tempo indeterminato.

Dati alla mano, solo il 2,8 per cento degli impieghi disponibili sono assegnati tramite le agenzie interinali.

Cade così il “mito” del mercato del lavoro tedesco fondato sul merito e sul curriculum vitae? Non si direbbe. Conoscenze, nel senso di know how, professionalità, livello di studio, conoscenza delle lingue ed esperienze all’estero giocano ancora un ruolo molto importante nonostante il “valore” delle amicizie e del network personali.

E, soprattutto, c’è una differenza fondamentale rispetto al mercato del lavoro italiano: la non dipendenza, o se si vuole solamente residuale, dal politico di turno.

di Massimo Demontis

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