Germania, la Merkel vince a mani basse. Liberali e AfD fuori dal Parlamento. La Spd al palo

L’Unione si ferma ad un passo dalla maggioranza assoluta e ottiene un risultato storico. Nessuna svolta a sinistra. Tracollo della Fdp, fuori dal Parlamento. Bene Die Linke, terza forza nel Bundestag, male invece i Grünen ridimensionati nelle loro aspettative. Non entra nel Bundestag il partito euroscettico Alternative für Deutschland, ma ottiene un incoraggiante 4,7 per cento. Duramente sconfitti i Piraten con un 2,2 per cento. Già si parla di Große Koalition Union-Spd.

di Massimo Demontis (Berlino)

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Vince, stravince e convince da sola Angela Merkel. Conferma tutti i pronostici preelettorali, tutti i sondaggi – e non c’era alcun dubbio che andasse così – fagocita l’alleato di governo Fdp (i liberali), travolge gli avversari e porta al trionfo l’Unione, Cdu e Csu, sfiorando la maggioranza assoluta in Parlamento.

“Angie, Angie” urlavano quasi adoranti i giovani democristiani accogliendo la cancelliera Merkel nella Konrad-Adenauer Haus, la sede nazionale della Cdu a Berlino, per festeggiarne il trionfo. Lei sorridente ha parlato di “un super risultato” e della fiducia degli elettori “che useremo con responsabilità”. Con la testa già rivolta al futuro la Merkel ha pronosticato che “anche i prossimi quattro anni saranno anni di successo per la Germania”.

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Dalla sua parte, bisogna dirlo, oltre alla fiducia dei tedeschi, la Cancelliera ha avuto il sostegno di buona parte dei mass media, quelli che contano e pesano nell’orientare la scelta degli elettori, l’appoggio dell’industria, del settore bancario e assicurativo e delle casse malattia private. Per dirla con Giovanni di Lorenzo, caporedattore del settimanale di Amburgo Die Zeit, la Merkel era imbattibile. E Spiegel online la incorona parlando di “Repubblica Merkel”.

I risultati

L’Unione (Cdu e Csu) ottiene il 41,5 per cento, 311 seggi su 316 e incassa un 7,7 per cento in più rispetto alle precedenti elezioni legislative del 2009 riuscendo a riportare alle urne e a sedurre 1 milione e 250 mila non votanti. Un risultato straordinario, il migliore da 23 anni, quasi una storica maggioranza assoluta al Bundestag.

Il tracollo dei liberali

Per la prima volta dal 1949, dalla fondazione del partito, escono dal Parlamento federale i liberali della Fdp. Una sconfitta bruciante per gli alleati della Merkel, un tracollo storico.

I liberali si sono fermati al 4,8 per cento, ad un passo dalla soglia di sbarramento del 5 per cento, perdendo il 10 per cento dei voti. Una brutta botta per Philipp Rösler e Rainer Brüderle, rispettivamente presidente del partito e capolista alle politiche, una disastrosa débâcle che avrà conseguenze politiche per entrambi. La Fdp ha ceduto 2 milioni e 200 mila voti a Cdu-Csu, 570 mila alla Spd e addirittura 440 mila al nuovo partito Alternative für Deutschland. Oltre 400 mila elettori liberali hanno invece deciso di non votare più Fdp e di restare a casa.

La Spd al palo. Delusione tra i socialdemocratici

Delusi i socialdemocratici che si aspettavano un risultato migliore del magro 25,7 per cento uscito dalle urne. La Spd aumenta i suoi voti, cresce solo del 2,7 per cento rispetto al 2009 e conquista 192 seggi. La distanza rispetto all’Unione rimane abissale.

Sia il candidato cancelliere Peer Steinbrück sia il presidente del partito Sigmar Gabriel hanno detto che il risultato della Spd è stato inferiore alle attese. “La Spd non ha fatto una campagna elettorale priva di contenuti. Abbiamo parlato di politica, ma non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi. Ora la signora Merkel deve cercarsi una maggioranza. Al mio partito suggerisco di andare all’opposizione. Escludo per oggi e anche per il futuro una coalizione con Die Linke” ha dichiarato Steinbrück nel corso di un dibattito televisivo.

Non stupisce che la Spd e Steinbrück non siano riusciti a conquistare l’elettorato. L’80 per cento dei tedeschi pensa che la Merkel sia una buona ambasciatrice della Germania nel mondo e il 60 per cento ritiene che la Cancelliera faccia una buona politica per il paese. Di contro, il 60 per cento dei tedeschi crede che con la riforma Hartz IV, le riforme sociali e del mercato del lavoro dell’era Schröder, e con la pensione a 67 anni la Spd non sia più il partito della giustizia sociale.

L’Unione vince grazie soprattutto a tre Länder, la Baviera, il Nordreno-Westfalia e il Baden-Württemberg dove cresce del 17,5 per cento.

Euforia a sinistra, traumatizzati i verdi

Die Linke, il partito di sinistra guidato da Gregor Gysi, perde il 3,3 per cento diventa il terzo partito in Parlamento, porta a casa 64 seggi con un buon 8,6 per cento e scavalca seppur di poco i Grünen. “Sono molto contento nonostante la perdita di voti. Chi l’avrebbe detto nel 1990 che questo partito sarebbe diventato la terza forza politica del Parlamento tedesco. In Germania c’è un nuovo clima. Questa è stata l’ultima campagna elettorale con la conventio ad escludendum (nei confronti della Linke da parte di Spd e Grünen, nda). La nostra responsabilità sarà molto grossa, in particolare se diventerò leader dell’opposizione (nel caso di Grosse Koalition, nda)” ha dichiarato Gysi.

Impietriti i Grünen di fronte ai primi exit poll, risultati poi confermati via via dai dati ufficiali. Sognavano un risultato a due cifre, tra il 12 e il 14 per cento e invece si devono accontentare di un misero 8,4, il 2,3 per cento in meno rispetto al 2009, e di 63 seggi.

Subito dopo il voto il leader del partito e capogruppo in Parlamento e candidato di punta dei Grünen, Jürgen Trittin, ha ripetuto quanto aveva già detto in campagna elettorale e cioè che il suo partito è pronto a parlare con tutti tranne che con la AfD. “Abbiamo perso e ora dobbiamo analizzare il perché. Contro di noi si sono mossi i poteri forti” ha commentato Trittin.

Alcuni leader al capolinea politico

A meno che non nasca una coalizione di governo nero-verde, Cdu-Csu-Grünen, ipotesi tuttavia improbabile, la vecchia guardia dei Verdi tedeschi, Trittin, Renate Künast, Claudia Roth potrebbe essere giunta al capolinea politico. Nel partito intanto infuria già la discussione sulle responsabilità personali, lo scontro tra destra e sinistra, il dibattito sul suo posizionamento futuro.

Oggi si riunisce anche il gruppo dirigente dei liberali per una prima discussione interna sul clamoroso disastro elettorale. All’ordine del giorno le responsabilità personali, la guida del partito e i contenuti futuri. È certo che il presidente Philipp Rösler, che ha ottenuto un bruciante 2,6 per cento di voti diretti nel suo collegio Hannover-Land I e il capogruppo in Parlamento Rainer Brüderle gettino la spugna o siano costretti a farlo. Come possibile successore di Rösler viene dato Christian Lindner attualmente segretario del partito e capogruppo nel Nordreno-Westfalia.

Nuova opposizione a destra della Merkel?

Ancora presto per dirlo. Il partito euroscettico Alternative für Deutschland con il suo 4,8 per cento manca di poco l’ingresso in Parlamento e tuttavia riscuote un risultato soddisfacente che fa ben sperare per le prossime elezioni europee. L’analisi dei flussi elettorali ci dice che AfD ha raccolto un buon numero di voti sia a destra sia a sinistra, 440 mila dalla Fdp, 360 mila dalla Linke e 300 mila da Cdu-Csu. Per Bernd Lücke, uomo di punta del partito nato soltanto qualche mese fa, “AfD è la vera alternativa a tutti gli altri partiti. Il nostro è un risultato forte anche se speravamo di ottenere più del 5 per cento nonostante la forte opposizione nei nostri confronti”. Prossimo obiettivo dicono i dirigenti della Afd l’8 per cento alle elezioni europee. Se i dirigenti del partito si dimostreranno in grado di gestire la visibilità ottenuta, per AfD – anche grazie alla sconfitta dei liberali – possono aprirsi prospettive politiche inattese facendo leva sull’euroscetticismo, sulla politica fiscale e monetaria della Merkel, sulle paure dei contribuenti tedeschi e sui conservatori delusi da Cdu e Csu per i quali i due partiti non sono abbastanza conservatori.

Le prospettive dopo il trionfo della Cancelliera

Improbabile una coalizione Unione-Grünen, con i verdi ingessati sin da ora in estenuanti e distruttivi litigi interni sulle responsabilità del risultato elettorale, si fanno sempre più insistenti i boatos su una Grosse Koalition, un’alleanza di governo tra Unione e Spd.

Un’eventualità che incute timore ai socialdemocratici, memori di un’esperienza politica non entusiasmante e di sconfitte non troppo lontane per il precedente del 2009 quando governarono il Paese con la Merkel.

Quo vadis Spd?

Alla fine la Grosse Koalition si farà. La Spd non può dire di no perché non può permettersi nuove elezioni e perché dietro il velo della “palla che ora sta nel campo della Merkel” alcuni già scalpitano per le poltrone da ministro e da sottosegretario.

Ai socialdemocratici farebbero bene altri quattro anni di opposizione per ripensare a fondo gli anni del governo Schröder, per ri-pensare il suo essere socialdemocrazia, per riflettere sul perché la Spd non è più visto come il partito della giustizia sociale, per mettere in campo un’alternativa vera alla Merkel e all’Unione, per darsi un nuovo respiro strategico ed europeista altro dalle politiche fiscali e monetarie della Merkel e della Bundesbank.

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